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Rimedi

Ricorso al TAR: termini, costi e cosa succede se si vince

Aggiornata a settembre 2026

In breve

Si va al TAR quando la pubblica amministrazione lede un interesse legittimo: sessanta giorni dalla piena conoscenza dell'atto, ricorso notificato alla stazione resistente e ai controinteressati, deposito in segreteria entro trenta giorni. Se si vince, l'atto è annullato con efficacia nei confronti di tutti e l'amministrazione deve conformarvisi.

Quando si va al TAR

Il giudice amministrativo protegge gli interessi legittimi, cioè le pretese che nascono dalle regole poste a presidio del buon andamento e dell'imparzialità; il giudice ordinario protegge i diritti soggettivi, come la proprietà o la libertà personale. Nelle materie di giurisdizione esclusiva (espropri, opere pubbliche, ambiente, rifiuti, istruzione, selezioni pubbliche) il TAR giudica anche sui diritti soggettivi.

Nel pubblico impiego la linea è netta: controversie su concorsi e progressioni verticali al giudice amministrativo (art. 63 del decreto legislativo 165/2001), il resto del rapporto di lavoro (licenziamenti, stipendi, qualifiche) al giudice ordinario.

Entro quanto tempo

Sessanta giorni dalla notificazione, dalla comunicazione o dalla piena conoscenza dell'atto (art. 29 del codice del processo amministrativo). In alternativa, entro centoventi giorni si può proporre il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (decreto del Presidente della Repubblica 1199/1971), che è un rimedio amministrativo con funzione giurisdizionale.

Contro l'inerzia si propone il ricorso avverso il silenzio ex art. 31: non segue il termine di sessanta giorni, ma è inammissibile se non è preceduto da una diffida, inviata a mezzo PEC, che assegni un termine non superiore a trenta giorni per concludere il procedimento.

Come si propone il ricorso

Il ricorso deve contenere i fatti, i motivi (violazione di legge, eccesso di potere, incompetenza) e le conclusioni. Va notificato all'amministrazione e ai controinteressati, con ufficiale giudiziario o posta elettronica certificata secondo le regole del processo amministrativo, e depositato in segreteria entro trenta giorni dalla notifica; da lì la difesa dell'amministrazione e le memorie seguono i termini del codice.

Con lo stesso atto si chiede la sospensione cautelare dell'efficacia dell'atto (art. 55). Nei casi di estrema urgenza si può ottenere una misura monocratica dal presidente o dal consigliere designato (art. 56), che perde efficacia se il collegio non la conferma.

Quanto costa un ricorso al TAR

Le spese vive sono soprattutto il contributo unificato, in misura fissa per il processo amministrativo secondo il decreto del Presidente della Repubblica 115/2002 e aggiornato periodicamente, più gli importi di notifica e le marche da bollo. A ciò si aggiunge il compenso dell'avvocato, liberamente pattuito: per un ricorso di primo grado si tratta spesso di qualche migliaio di euro, variabile con la complessità.

Chi ha un reddito entro la soglia prevista può essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato; per le controversie di lavoro e di impiego pubblico esistono anche tutele sindacali. Gli importi cambiano: prima di agire conviene verificare le tariffe vigenti.

Cosa succede se si vince

La sentenza di annullamento elimina l'atto dal mondo giuridico con efficacia nei confronti di tutti (art. 21 del codice del processo amministrativo), non solo tra le parti. L'amministrazione deve conformarvisi: può essere obbligata a concludere il procedimento, a riadottare l'atto senza ripetere i vizi accertati, e può essere nominato un commissario ad acta se non esegue; il giudice può comminare sanzioni pecuniarie per l'inadempimento.

In caso di annullamento nelle more del giudizio l'amministrazione non può riadottare lo stesso atto se non per eccezionali ragioni di tutela dell'ordine pubblico. Accanto all'annullamento si può ottenere il risarcimento del danno ingiusto (art. 30), anche in forma specifica.

Quanto dura il giudizio e come si chiama la sentenza in appello

La cautela si decide in poche settimane; il merito dipende dal tribunale e dalla materia, e in media arriva in uno-due anni, con termini-programma fissati dalla legge e dall'ordinamento interno dei giudici amministrativi.

La sentenza di primo grado si impugna davanti al Consiglio di Stato entro sessanta giorni dalla notificazione, o entro un anno dalla pubblicazione se la sentenza non è stata notificata (art. 104). Contro le sentenze del Consiglio di Stato si può proporre ricorso per cassazione, nei limiti delle questioni di giurisdizione.

Riferimenti normativi

  • D.Lgs. 104/2010 (codice del processo amministrativo), artt. 21, 29, 30, 31, 55-56, 104, 116
  • D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199
  • D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115

Guida didattica: le norme citate vanno verificate sul testo vigente prima dell'esame, perché la materia è soggetta a riforme frequenti.

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